Sono passati 60 anni dall’approvazione della legge n. 75 del 20 febbraio 1958, più nota con il nome della sua ideatrice, la senatrice socialista Lina Merlin. Fu un iter lungo e faticoso: la proposta di abolire la regolamentazione della prostituzione in Italia, portando così alla chiusura delle “case chiuse”, creò unaspaccatura trasversale nell’opinione pubblica italiana. Lo scrittore e giornalista Dino Buzzati paragonò la fine delle case chiuse “all’incendio della Biblioteca di Alessandria d’Egitto”, mentre Indro Montanelli definì la legge Merlin come “un colpo di piccone ai tre principali fondamenti della società italiana; la fede, la patria e la famiglia, perché nei cosiddetti postriboli queste tre istituzioni trovano la più sicura garanzia”. Tali affermazioni forse furono eccessive, ma fatto sta che ancora oggi Legge Merlin continua a dividere gli animi.

Recentemente si è tornato a discuterne e lo si è fatto in una vicenda processuale sin troppo nota al pubblico, visto che coinvolge l’allora Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi. Il contesto è quello delle cene eleganti a cui partecipavano giovani escort reclutate dall’imprenditore Gian Paolo Tarantini, per allietare le serate del Presidente Berlusconi. In primo grado Tarantini veniva condannato alla pena di anni settie e mesi dieci di reclusione per il delitto di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei illeciti in materia di prostituzione, nonché in relazione ad una serie di reati- fine, afferenti all’agevolazione del meretricio. In secondo grado la corte d’appello di Bari, con ordinanza resa in data 6 febbraio 2018, ha sollevato questione di legittimità costituzionale della legge Merlin in riferimento al reato di favoreggiamento della prostituzione.

Secondo i giudici pugliesi le escort ricevono un vantaggio e non un danno da coloro che procurano loro clienti o agevolano la loro attività. Con il termine escort, come è noto, si intendono donne che per libera scelta e non per costrizione, si concedono sessualmente in cambio di un corrispettivo in denaro. Nel provvedimento, dunque, i giudici sottolineano il mutamento dei costumi negli ultimi decenni, ritenendo che la legge Merlin è stata concepita in un’epoca storica in cui il fenomeno sociale delle escort non era conosciuto e neppure conoscibile. Il messaggio lanciato dalla corte barese è audace e si ispira al diritto penale liberale secondo cui lo Stato non deve intromettersi nelle condotte poste in essere dai cittadini in virtù di scelte libere e determinate.

La rilettura della normativa, dunque, dovrebbe basarsi sul principio della libertà di autodeterminazione della libertà sessuale della persona umana e sul diritto della donna di disporre della sessualità in termini contrattualistici. La Consulta, nel valutare tale nuova peculiare forma di lavoro autonomo, dovrà altresì riconsiderare la posizione di coloro che, in qualche modo, offrendo servizi di pubblicità o di reperimento dei clienti, agevolano economicamente questa professione. Sarà interessante vedere se la nostra società e il nostro ordinamento sono pronti a questo salto in avanti, in linea con la normativa di molti paesi europei.

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