Soraja Gusmanni è una barista trentasettenne che, quattro mesi fa, con la sua mamma Paola, ha iniziato a dare pasti caldi a persone che vivono per strada. Li chiama “i miei ragazzi”, a sottolineare il legame che si è creato: «Un giorno mi sono avvicinata per parlare con le persone che vedevo abitualmente bivaccare in via Cernaia, fuori l’ex palazzo della Rai. Volevo conoscerle e sentire che storie avevano da raccontare. Tutti loro non sono nati senza dimora, ma sono caduti in disgrazia. Ho provveduto a procurare loro ciò che mi hanno detto serviva maggiormente: abbigliamento intimo. Ma poi ho fornito anche scaldotti, coperte e, ovviamente, cibo».

Soraja, quanti ragazzi aiuti ed in che modo?

In tutto sono una quindicina, tra via Cernaia, fuori dall’ex palazzo Rai, via San Martino e Piazza Statuto. Vorrei fare molto di più ma devo fare i conti con i miei limiti! Porto la cena, dolcino compreso, nel week end, quando tutti si dimenticano di loro: venerdì, sabato, domenica e lunedì sera.

Chi ti aiuta in questa opera caritatevole?

Cucino e trasporto le pietanze con l’aiuto di mia madre e di un’amica di famiglia, Marisa Turco. Tra gli amici, due imprenditori proprietari di bar, Gianluca Moscatiello e Michele Macagnino,
sono i miei più grandi sostenitori. Organizzano spesso lotterie i cui premi vanno in beneficenza per i senzatetto che aiuto. Se trovassi nuovi amici che mi supportassero in qualsiasi modo, ne sarei felice…

Perché lo fai?

Lo faccio perché mi dà una gioia immensa vederli sorridere. A volte mangio con loro. Il mio sogno è quello di aprire una Onlus. Per ora mi accontento di coinvolgere amici e parenti.

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