Ettore Bassi

Rubricato nella lista degli attori belli e talentuosi, Ettore Bassi continua ad inanellare conferme e a mietere successi, sia in tv che in teatro. Con il suo piglio riflessivo e critico, non risparmia qualche stilettata ai sistemi ingannevoli creati dall’uomo, contro cui gli artisti per primi dovrebbero combattere…

1. Ettore, che rapporto hai con Torino?

Burrascoso, in via di riappacificazione. Ho odiato Torino quando sono stato costretto dalla mia famiglia a trasferirmici, strappandomi da Bari, mia città d’origine. Era il 1982, avevo 13 anni e Torino non era una città facile … Mi sono adattato con molta fatica. L’ho poi riscoperta in seguito, grazie ad uno dei miei fratelli che ci abita: è diventata una città piacevole, moderna, accattivante, molto più aperta, dove si respirano spirito di crescita e aria di innovazione. Oggi ci vivrei volentieri.

2. Sposato, con tre figlie … Com’è la vita in famiglia con quattro donne?

E’ una scoperta continua. Sono cresciuto in una famiglia con prevalenza di maschi e, con la nascita delle mie figlie, sono entrate in campo due componenti nuove: la paternità – percorso già di per sé complesso – e l’universo delle femmine, tuttora misterioso per me.

3. Come supporti le tue figlie nella loro crescita?

Faccio spesso un esame di coscienza per capire cosa trasmetto loro e mi metto sempre in discussione, con dubbi e domande. Cerco, con l’esempio, di ribadire l’importanza della semplicità, dell’essere se stessi senza condizionamenti, perché viviamo in un mondo devastato dai concetti del giudizio, dell’aspettativa, della performance, con risultati nefasti soprattutto per i giovani, che sono i più vulnerabili e rischiano di rovinarsi la vita. Credo che la cosa più giusta da fare sia monitorare e far capire di essere presenti per qualsiasi cosa: aiuti, supporti, consigli. Le mie figlie, ormai in età adolescenziale, sanno che possono parlare con me di tutto o semplicemente sfogarsi. Ciò non elude il dolore o gli sbagli, ma alla fine il viaggio diventa costruttivo.

4. Insegni recitazione agli studenti. Cosa si impara studiando teatro?

Il teatro insegna a conoscersi, in un percorso di avvicinamento al proprio sé che può dare molte risposte. E’ sempre una bella esperienza fare teatro, trovo sia molto sbagliato che non sia ancora diventata una materia scolastica.

5. L’attore, per calarsi nei personaggi più disparati, deve studiarne ogni aspetto, dalla psicologia alle movenze. Come ti ha arricchito lo studio della natura umana nella vita di tutti i giorni?

Sicuramente ha aiutato la mia sensibilità a percepire meglio alcune cose, anche le più nascoste. Ho imparato a leggere meglio i comportamenti e a non giudicare precipitosamente. Avvicinarsi ad un carattere significa capirne tutti i percorsi  che lo hanno portato ad adottare delle scelte e dei comportamenti. Per esempio, l’attore che studia un “cattivo” deve amarlo e comprenderlo, non giustificarlo. Per farlo, deve seguire il suo percorso emotivo organico giustificato e andare a coprire tutti gli spazi di conoscenza di ciò che gli è successo. Fare questo apre un mondo di consapevolezze sulla natura umana.

6. Le tue consapevolezze come ti hanno cambiato e cosa ti hanno fatto capire nel tempo?

Tante cose ti cambiano radicalmente, la paternità è forse la prima perché ti pone di fronte a tante esperienze in un’ottica totalmente diversa. Gli anni di lavoro, poi, mi hanno insegnato che, fin da ragazzi, è fondamentale avere acceso un sogno che spinga a realizzare le proprie aspirazioni, senza demordere, perché nella vita non mancheranno occasioni che faranno di tutto per far spegnere o affievolire quel sogno, mortificandolo. Purtroppo, il mondo è fatto così. L’essere umano tende a far andare le cose in senso contrario al senso del bene e del giusto. Ma non bisogna perdere la propria prospettiva … In fondo, significa questo maturare: trovare gli aggiustamenti di fronte alle delusioni.

7. Una volta, parlando di Paolo Villaggio, tuo collega nella fiction “Carabinieri”, hai detto di invidiargli l’irriverenza. Cosa intendevi?

Ammiravo quella sua forza che gli consentiva di sbugiardare, senza timori di giudizio né di essere estromesso, il circo meschino messo in piedi dagli esseri umani. Dall’alto della sua grande intelligenza, aveva capito che è tutto un teatrino di furbacchioni e lui, facendo il giullare, in realtà li sbugiardava. Con “furbacchioni” mi riferisco a coloro che costruiscono un sistema con i fiocchi, ma con un contenuto diverso da ciò che vuol apparire. Il nostro sistema è organizzato come una trappola sottile che non è comprensibile subito né facilmente, e nemmeno sufficientemente presto per avere la forza di reagire. Molti arrivano sfiancati alla consapevolezza, dalle ferite e delusioni. L’artista, con la sua sensibilità, deve intuire  nella coscienza tale sopruso  e contrastarlo già da subito.

Vedi i talent … sono fatti apposta per controllare, attraverso l’omologazione artistica, il senso artistico dissacrante. Non hanno nessun interesse perché la società progredisca.

Hai fatto caso che cantano tutti in modo uguale? Fai fatica a distinguerli. Non ci sono più nuovi De Gregori, Dalla ecc.

8. A proposito di società, sei impegnato anche con spettacoli di teatro civile …

Sì, ora che ho finito al Sistina di Roma con il musical “The bodyguard”, sto continuando con “Il sindaco pescatore” in cui interpreto Angelo Vassallo – il sindaco speciale eletto dopo tre mandati come miglior sindaco del Cilento – ucciso misteriosamente da un sicario. Porto in teatro un monologo sulla vita, tratto dal libro scritto su di lui. Trattandosi di teatro civile, “Il sindaco pescatore” non riceve accoglienza come gli altri spettacoli perché fa paura ai direttori di teatro. In ogni città in cui vado per interpretarlo, coinvolgo degli studenti che trovo in loco e li istruisco con un training di due ore prima di farli salire sul palco con me. Il 19 gennaio andremo in scena ad Orbassano, il 20 a Chiaverano.

9. Prossimi progetti?

Inizierò, tra aprile e maggio, a girare la seconda serie de “La porta Rossa” su Rai 2. Altri progetti sono in cantiere, in attesa di conferma.

10. Un sogno che non hai ancora realizzato?

Il sogno da realizzare si avvererà quando mi sentirò davvero libero di essere, di fare e di dire tutto secondo la mia più profonda verità. Insomma quell’irriverenza onesta che ti mette in pace con la tua anima.

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