Instagram l’ha reso noto al pubblico e ora Luca Sguazzini, cosmopolita di origini torinesi che partecipò come concorrente di Ballando con le Stelle due anni fa, sta realizzando il sogno della sua vita con la sua fidanzata Sara: scoprire il mondo e le culture con pochi mezzi economici e tanto entusiasmo. Arrivano insieme all’appuntamento, solari e complici come una coppia consapevole di essere unita da qualcosa di speciale ed unico, ebbri di adrenalina e paghi delle ultime avventure vissute.

Modello, attore, globetrotter … Come hai cominciato a farti notare, Luca?

Sono partito dal web, nel 2013, dopo un anno trascorso in Australia e all’inizio della mia carriera di modello. Quando sono tornato in Italia con la mia famiglia (Luca è nato a Lisbona, poi ha vissuto a Madrid ed in Brasile fino ai 23 anni, NdR), non sono riuscito a stare fermo: volevo tornare alle origini, desideravo un’estesa natura selvaggia che in Europa non troviamo; per l’Australia sono partito con un budget molto limitato e lì mi sono procurato da vivere, tornando in Italia con gli stessi soldi con cui ero partito. Volevo scrivere un libro che raccontasse il viaggio introspettivo compiuto contestualmente a quello in giro per il mondo, ma poi ho ritenuto preferibile la forma di comunicazione più attuale e diretta per noi millennials – quella del web – accessibile anche per chi non è solito leggere. Ho cominciato ad avere tanto seguito su Instagram e Facebook grazie ad i miei post con le foto dei viaggi e con quelle da modello, sempre accompagnate dalle mie filosofie di pensiero, ossia ispirazioni per fare cose nuove e positive, scritte in tutte le lingue che conosco: italiano, inglese, spagnolo, portoghese.

Com’è la vita da modello?

Non sono mai stato il classico modello, preferisco non essere seguito da un’agenzia perché non voglio sentirmi un oggetto, io voglio “fare”: faccio cose particolari, parlo più lingue, faccio sport estremi …

Il mondo dei modelli è cambiato, un tempo si viaggiava tanto ma ora, se escludiamo pochissimi nomi, non si guadagna e non si viaggia più. Vinsi qualche anno fa un concorso dell’Elite di Milano, che ha sedi in tutto il mondo, ma ho spesso rifiutato delle proposte lavorative che ne erano conseguite. La parentesi modello esiste ancora, ma mi gestisco da solo per tutelare la mia immagine: non sponsorizzo ciò che non è in linea con chi sono io, come, ad esempio, linee di alcolici o di fumo, perché amo la natura e lo sport.  Ho ricevuto molte proposte anche in tv ma io oggi voglio concentrarmi sul mio progetto.

A proposito di tv, come sei approdato, due anni fa, al programma Ballando con le stelle?

Il programma mi ha contattato tramite Instagram. Avevo appena fatto una campagna per QC Terme in Italia, con spot in tv, sul web e al cinema, cui erano succedute molte interviste da parte di importanti quotidiani. Milly Carlucci che mi ha chiamato per incontrarci a Roma. Ci siamo parlati, lei a convinto me ed io ho convinto lei. Per me è stata un’esperienza molto positiva, l’ho affrontata come una sfida, come ogni altra cosa, imparando la nuova lingua del ballo, a me sconosciuta fino ad allora. Ballare in diretta davanti a milioni di persone ha reso la sfida doppia e, pertanto, doppiamente stimolante .

Mi accennavi poco fa ad un tuo nuovo progetto…

Sì, si tratta del progetto che ho messo a punto con Sara e si chiama LEAW, acronimo di leave everything and wander. Noi vogliamo viaggiare a tempo pieno e condividere ogni passo con chi ci segue – tramite video di ottima qualità – per dimostrare ai giovani che si può vivere in modo alternativo, anche per un breve lasso di tempo, facendo un’esperienza che cambia completamente le prospettive. Si parte con un budget limitato e ci si arrangia per vivere, grazie alla bontà umana ed a lavori improvvisati.

Per il progetto siamo partiti con un budget di €5.000 a testa e, come prima meta, abbiamo scelto il Canada. All’aeroporto di Vancouver, avendo dovuto decurtare le spese per assicurazioni, visti, attrezzature per i video e  biglietti aerei, siamo arrivati a €1.776 ciascuno. Nei vlog (videoblog), oltre a trasmettere tutte le emozioni che viviamo, spieghiamo burocrazia, costi e tutto ciò bisogna fare. L’altra sfida concomitante è stata quella di scegliere di parlare in inglese, che non è la nostra lingua. Su Youtube ci sono tutti i sottotitoli in italiano, ma ci stiamo premurando di scriverli anche in altre lingue. Vogliamo essere ispirazione del principio: “se vuoi, puoi”, perché si possa riscoprire la felicità nelle cose semplici.

La filosofia che sta alla base di questo alternativo modo di vivere è una voglia di integrarsi poi meglio nella propria realtà o un senso di ribellione ad essa?

No, nessun senso di ribellione, è proprio la natura dell’essere umano che vuole scoprire, viaggiare, soddisfare la propria curiosità. Culture e razze a parte, siamo in realtà tutti molto simili nell’indole. Uno dei motivi che mi ha spinto in questo progetto è quello di vedere persone con una vita stabile, realizzate sul lavoro ed economicamente ma estremamente infelici e, di contro, osservare felicità travolgente nelle favelas in Brasile. Dunque ho voluto cercare il segreto della felicità e, nei viaggi, ho trovato il rimedio ai mali della nostra società, dove la routine senza sfide degenera in un’apatia triste. Io e Sara vogliamo condividere storie di persone che incontriamo per il mondo.

Un’esperienza che ti ha segnato, che ha trasformato il modo di approcciarti alle cose o le tue sicurezze?

Ce ne sono tantissime, ne dico un paio. La prima risale all’infanzia che è stata molto difficile perché, cambiando spesso scuola, sono sempre stato il bambino con l’accento e look diversi. Arrivando tra bambini che già si conoscevano, era molto facile bullizzarmi e tagliarmi fuori. Sono cresciuto molto solitario perché è quello che ti portano a fare i tuoi compagni quando ti vedono diverso; ho dovuto riconquistare sicurezza dall’emarginazione con tutte le mie forze. Lo sport mi ha fatto crescere di più, ho cominciato a correre in moto facendo gare e trovando sponsor, ho lottato con tenacia e spirito di competizione per far sì che credessero in me. Non mi arrendo mai, sono molto determinato e questo mi ha portato al successo anche sui social. Tutte le vittorie che ho guadagnato e tutte le sconfitte che ho superato sono la mia forza di oggi. Un’altra esperienza di forte impatto nella mia vita è stata il contatto con le persone, conoscerle: mi ha fatto crescere tantissimo. “Pericoloso” è un aggettivo inculcato da sempre nei bimbi, ma in realtà c’è il bene ovunque. Nei viaggi on the road con Sara ho incontrato persone che, pur non conoscendoci, ci hanno accolto, offerto una camera, un bagno e tutto il necessario, senza voler essere ricompensati ma chiedendoci di aiutare qualcun altro come loro avevano fatto con noi.

Ti fermerai mai?

Mi spaventa fermarmi! Sara ed io stiamo spingendo molto per far attecchire anche in Italia la cultura del viaggio, che non sia vacanza ma esperienza di vita. A causa della mentalità un po’ troppo inquadrata, crediamo occorrano i soliti tempi lunghi, classici italiani.

Per ora siamo seguiti maggiormente da paesi del nord Europa e dal nord America, dove preferiscono muri piccoli per vivere di più fuori casa, secondo il concetto per cui meno cose si hanno e più tempo si dispone da dedicare al contatto con le persone. Noi concordiamo appieno con questa filosofia.

E’ pur vero che l’idea della famiglia non mi manca ed miei genitori mi hanno insegnato che è possibile crescere figli viaggiando…

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