La compensazione dei debiti tributari

L’accollo per compensazione è un istituto giuridico, regolato da un contratto registrato all’Agenzia delle Entrate, in cui una persona può accollarsi i debiti di una persona terza. Conosciamo meglio questa modalità utile ai consumatori.

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Giuseppe Sbriglio

L’accollo per compensazione è un istituto giuridico, regolato da un contratto registrato all’Agenzia delle Entrate, che prevede fondamentalmente due attori: l’accollante l’accollato.Un contribuente titolare di crediti fiscali (l’accollante) dichiara di volersi fare carico (ovvero di accollarsi) un debito tributario di un altro contribuente (l’accollato) e procede al pagamento, al posto di questi, del suo modello F24 come co obbligato. Nel fare ciò utilizza in compensazione i propri crediti fiscali verso lo Stato e pertanto non versa alcuna somma.

Chi ci guadagna? Tutti. Infatti l’accollante monetizza rapidamente il proprio credito, senza attendere gli anni e la burocrazia dello Stato per ottenere il proprio rimborso, questo potrebbe avere un prezzo ed è lo sconto che in genere viene praticato all’accollato e può arrivare in genere fino al 20% del totale che l’accollato deve pagare; questo risparmio è un grande aiuto per l’accollato, soprattutto per avere il DURC in regola. E per ultimo lo Stato che non subisce alcun danno, anzi trae vantaggio da questa operazione, poiché non deve liquidare le imposte dell’accollante, quindi non ha flussi finanziari in uscita.

Dopo la risoluzione 140/E dell’Agenzia delle Entrate del 15 novembre 2018, che di fatto sospendeva l’accollo del debito tributario per compensazione tra soggetti terzi, con l’art. 1 comma 990 della Legge n. 205 del 27/12/2017, denominata «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020», viene normato con maggior attenzione da parte dell’Agenzia delle Entrate questo delicato meccanismo.

Il Legislatore ha voluto garantire maggior sicurezza nell’utilizzo del credito d’imposta, infatti L’art. 1 comma 990, recita: “… L’Agenzia delle entrate può sospendere, fino a trenta giorni, l’esecuzione delle deleghe di pagamento di cui agli articoli 17 e seguenti del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, contenenti compensazioni che presentano profili di rischio, al fine del controllo dell’utilizzo del credito. Se all’esito del controllo il credito risulta correttamente utilizzato, ovvero decorsi trenta giorni dalla data di presentazione della delega di pagamento,la delega è eseguita e le compensazioni e i versamenti in essa contenuti sono considerati effettuati alla data stessa della loro effettuazione; diversamente la delega di pagamento non è eseguita e i versamenti e le compensazioni si considerano non effettuati…”.

Va ricordato che per poter essere utilizzato, il credito tributario dell’accollante deve essere prima di tutto vistato dal commercialista di riferimento, infatti il professionista valuta attentamente la bontà dei crediti tributari presentati e, in caso di esito positivo, appone il proprio visto di conformità sulla dichiarazione IVA. Una ulteriore garanzia e un suggerimento per il contribuente sono le modalità di pagamento, infatti l’accollato dovrà pagare la controparte (l’accollante) solo dopo aver ricevuto quietanza di avvenuto pagamento del proprio F24 ed averlo verificato tramite il proprio cassetto fiscale. L’accollo per compensazione dei debiti tributari può offrire un risparmio in genere fino al 20% sui contributi da pagare ogni mese, un grande maiuto per essere al passo con gli adempimentifiscali ed avere il DURC in regola.

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